Indice

  • Coronavirus e le pensioni pensioni
  • Il Cura Italia non cura l’INPS
  • Ma quale la soluzione al problema pensioni?
  • Una variabile imprevista per il problema pensioni: solo lle spese?
  • Costi per le pensioni a causa del Covid
  • Problema Pensioni origini strutturali
  • Problema Pensioni: Il problema demografico
  • Il problema economico delle pensioni
  • Problema pensioni: Previsione di pensione per un ragazzo neolaureato

Il problema pensioni tanto sottovalutato da te e dallo Stato potrebbe presto esplodere.

L’INPS può saltare a causa della pandemia di Coronavirus, cosa accadrà alle nostre pensioni per il Covid?

Il problema pensioni è il classico problema italiano di natura congiunturale, ma con origine e radici strutturali.

Coronavirus e il problema pensioni

Il Coronavirus potrebbe far saltare davvero l’INPS una volta per tutte?

Non è così improbabile.

Mentre il sistema sanitario è ormai agonizzante, anche l’INPS sarà presto moribonda, e se vi state chiedendo il Perché, ecco, dobbiamo pensare all’INPS proprio come una di quelle realtà produttive che hanno bisogno di lavorare.

E nel suo caso il prodotto che vende è la forza lavoro.

Le persone lavorano e versano i contributi che altro non sono che le entrate, ovvero i ricavi dell’INPS.

Se nessuno lavora e versa i contributi l’INPS non ha entrate e di conseguenza come può far fronte alle uscite?

L’INPS, lo ha detto lo stesso Tridico, presidente dell’INPS, potrebbe avere seri problemi di liquidità.

Ma c’è una variabile che potrebbe aggravare e accelerare la progressione di questo collasso?

Il Cura Italia non cura l’INPS

In parte sì, e il famoso decreto Cura Italia potrebbe essere un “ammala l’INPS” e aggravare il problema pensioni.

Infatti, se l’Istituto già non ha soldi, tutte le misure varate in fretta e furia potrebbero lasciarla esangue.

Pensate che reddito di cittadinanza e quota 100 aveva visto l’uscita di 8 miliardi di prestazioni in più e 2 miliardi di beneficiari mettendo a dura prova la stabilità dell’istituto.

Ora, il nuovo decreto cura Italia prevede 16 misure del valore di oltre 10 miliardi e per 11 milioni di cittadini: tra il bonus di 600€, il bonus bebè e la Cassa integrazione.

Le fuoriuscite sono veramente enormi.

L’INPS, dobbiamo questa volta ammetterlo, è stata un po’ troppo gravata da misure che non riguardano la propria missione.

Questo comporta un serio sconfinamento di competenze, ma non di risorse.

L’unica giustificazione, nel caso del coronavirus, è proprio nell’emergenza che ci siamo trovati di fronte.

Ma c’è una soluzione al problema pensioni?

Sì, paradossalmente le tipiche lungaggini burocratiche italiane.

Tra che l’INPS si organizzi per adeguare le strutture informatiche, gestire e poi lavorare le richieste di bonus e incentivi promessi dal cura Italia fino a finalmente pagarli sicuramente già il Coronavirus, sarà passato e ce lo auguriamo.

Insomma, una serie di paradossi per cui il nostro sistema malato riuscirebbe a tenere botta alle ripercussioni anche economiche del coronavirus.

Una variabile imprevista per il problema pensioni: le spese!

Il Covid e le mutate condizioni lavorative potrebbero incentivare il ricorso alla tanto chiacchierata Quota 100.

Sui 50 mila pensionamenti previsti per il 2020 ci si aspetta un raddoppio proprio a causa della crisi.

Altre 100 mila complice il ricorso alla Cassa Integrazione e allo sblocco dei licenziamenti si potrebbero avere nel 2021.

La spesa potrebbe crescere ben oltre quanto stimato con un serio aggravio per le casse dell’INPS e non a caso dall’Europa ci richiamano ad abolire misure come proprio quota 100.

Vi rassicuriamo fino al 2021 resterà in vigore, nel futuro se già in molti vogliono evitare lo scalone ciò non avverrà.

Molto probabilmente continuerà a restare in vigore la riforma Fornero nella sua essenza più pura.

Le nuove stime di spesa per le pensioni a causa del Covid

Prima del Coronavirus le attese e gli stanziamenti fino al 2027 erano pari a 46.65 miliardi per un costo di 27-30 miliardi di euro.

Come detto i costi dei prepensionamenti potrebbero iniziare a correre, cosa comporta questo?

Che un ulteriore calo, oltre a quello che ci aspetterà per la riduzione del PIL, è ormai una conferma così come ulteriori ritardi sull’età per la pensione.

Solo i prossimi anni ed i diversi ammortizzatori sociali potranno cercare di ridurre il peso sulla spesa pensionistica, elemento che rimane uno dei maggiori a livello di problema pensioni, ma non l’unico.

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Problema Pensioni origini strutturali

L’INPS sta vivendo una crisi strutturale.

Vediamo da dove derivano i motivi di questa crisi e qual è il più grande problema pensionistico di oggi.

Negli ultimi anni avete sicuramente sentito parlare del problema pensionistico che sta attanagliando il nostro paese.

Purtroppo però, spesso non è ben chiaro cosa ci aspetta veramente.

In genere siamo a conoscenza che esiste un problema previdenziale da alcune battute che sentiamo in giro.

 Non andrò mai in pensione, dovrò lavorare per tutta la vita, la pensione non mi basterà nemmeno per fare la spesa… ecc ecc.

Infatti, scommetto che molte persone, non sanno a che età potranno andare in pensione e soprattutto qual è la stima ad oggi del loro assegno pensionistico.

E facendo queste ilari battute, non fanno altro che avverare il problema pensioni.

Ma ora partiamo subito e andiamo a vedere i due problemi principali per le nostre pensioni:

  • l’aspetto demografico e
  • l’aspetto economico del nostro paese.

Questo il video di qualche tempo fa…

https://youtube.com/watch?v=VBRDC5ooLJI%3Ffeature%3Doembed%26enablejsapi%3D1%26origin%3Dhttps%3A

Problema Pensioni: Il problema demografico

Analizzare l’andamento demografico del nostro paese è importante in tema di pensioni perché dovete sapere che l’INPS è un sistema a ripartizione.

Ovvero il sistema INPS è sorretto da un patto tra generazioni in cui i lavoratori di oggi pagano la pensione ai pensionati di oggi, sperando che i lavoratori di domani faranno altrettanto con loro.

problema pensioni

Ecco quindi che analizzare l’andamento demografico diventa fondamentale. 

 In questa immagine si può vedere come nel 1972, la popolazione in età lavorativa era ben superiore di quella in età pensionistica.

problema pensioni

Spostandoci di qualche anno, si può osservare la stima dell’ISTAT, sulla popolazione italiana del 2036. Ecco quindi che analizzare l’andamento demografico diventa fondamentale.

Balza subito all’occhio il crollo delle nascite che stiamo vivendo da qualche anno.

Ogni coppia  fa in media 1,3 figli e questo sta condizionando parecchio la cosiddetta piramide demografica.

Nel 2036 è previsto infatti che ci sarà una grossa fetta della popolazione che sarà in età pensionistica, e il fatto che i lavoratori dovranno garantire la pensione a così tanta gente è fonte di preoccupazione.

Il problema economico delle pensioni

Dal punto di vista economico sono 3 le variabili principali che non ci infondono ottimismo:

  • il PIL,
  • il livello del debito
  • la disoccupazione

   1) Il PIL non cresce

Questo purtroppo, a differenza del pensiero di molti, non è dovuto alla crisi del 2008 e del 2011, bensì a dei motivi molto più strutturali, che hanno fatto in modo che l’Italia fosse fanalino di coda dell’Europa.

   2) Il debito 

problema pensioni

Questo è uno dei nostri problemi principali ed è intuibile che, essendo le pensioni una voce di spesa del bilancio pubblico, bisogna trovare il modo per ridurre questa spesa.

Ancor più impensabile è provare di aumentare le pensioni visto il problema demografico.

Infine abbiamo un livello di disoccupazione che rimane a livelli molto alti.

   3) La disoccupazione

Questo, proprio per il sistema che si basa su un modello a ripartizione, non giova a tutto il sistema.

Meno stipendi vuol dire meno contributi versati nelle casse dell’INPS.

disoccupazione

La riforma Fornero, è stata utile per il problema pensioni?

Queste caratteristiche hanno portato a un duro iter legislativo, sfociato nella riforma Fornero, definita lacrime e sangue, e già solo questa definizione ci dovrebbe far capire diverse cose.

Tale riforma infatti decretò il sistema di calcolo contributivo per tutti dal primo gennaio del 2012.

Inoltre apportò una revisione dei parametri della pensione di vecchiaia e di quella anticipata.

Agganciò i requisiti anagrafici e contributivi per andare in pensione, con la speranza di vita, ovvero, automaticamente, senza aver bisogno di nuove riforme si andrà in pensione sempre più tardi.

4 soluzioni pratiche per andare in pensione sereni e con il massimo dei soldi possibile.

Problema pensioni: Previsione di pensione per un ragazzo neolaureato

Andiamo ora a vedere attraverso un esempio concreto la situazione di un ragazzo che, dopo la laurea, entra nel mondo del lavoro all’età di 25 anni.

Questo ragazzo è un esempio reale che in questo articolo chiameremo Mario.

Mario è nato il primo Febbraio del 1994, quindi 25 anni ad oggi, che una volta finita la laurea, ha trovato lavoro come stagista a 12.000 euro lordi annui.

Per un giovane laureato può sembrare poco, ma oggi, questo tipo di contratti sono all’ordine del giorno.

Rimanendo in tema pensionistico, il problema è che con il calcolo contributivo, una bassa retribuzione nei primi anni lavorativi andrà a incidere negativamente sull’assegno pensionistico.

Nell’analisi previdenziale però, abbiamo ipotizzato una brillante crescita della carriera lavorativa.

Abbiamo posto una crescita di circa il 3% annuo, che dovrebbe portare Mario a percepire circa 52.607 euro nel 2069.

Ipotizzando che Mario lavori ininterrottamente per tutta la sua vita, la prima data utile alla pensione arriverebbe nell’agosto del 2064, a 70 anni compiuti.

Problema pensioni, quanto rischia di perdere?

Ed il tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra il suo ultimo stipendio e la pensione sarebbe di circa il 60%.

Il tasso di sostituzione potrebbe arrivare a circa il 75% della ultima retribuzione utile, se Mario lavorerà fino alla soglia dei 75 anni compiuti, ovvero a febbraio del 2069.

Se ipotizziamo che Mario scelga di andare in pensione ad agosto del 2064, si troverà l’ultima retribuzione annua lorda pari a 44.057€.

 Questa si tramuterebbe in 28.111€ netti annui.

Perchè diciamo che esiste un problema pensioni?

Perché Mario, rispetto al suo reddito, avrebbe un assegno pensionistico lordo di 26.105€ pari a 20.134€ netti.

Il gap previdenziale annuo sarebbe di quasi 8.000€.

Rispetto a un’entrata mensile, calcolata su 12 mensilità, pari a 2.342€  del periodo lavorativo, avrebbe 1670 euro mensili.

Ciò significa che c’è un problema pensioni, saranno pari a circa 660€ in meno al mese.

Da considerare inoltre che questo abbassamento di reddito avverrebbe in un momento della vita in cui sarebbe difficile creare un reddito alternativo.

In vecchiaia, a causa dell’età anagrafica raggiunta, abbiamo meno energie e più “acciacchi”.

Spero con questo esempio di averti dato l’idea del problema pensioni che c’è oggi in Italia.

Ma ancora di più spero che questo articolo ti abbia dato l’input di informarti meglio sull’argomento e di scoprire la tua situazione previdenziale ad oggi.

E voi cosa ne pensate del problema pensioni italiano?

State già facendo qualcosa per affrontare il problema pensioni vostro e dei vostri cari o fingete ancora che non esista?

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